In questi giorni ho ripreso un’idea che avevo già iniziato ad elaborare parecchio tempo fa, dopo che provai a compiere delle buone azioni e vedere come mi andavano le cose (ed il Buono ricorderà bene cosa successe).
La riflessione, questa volta, è scaturita dal fatto che nei giorni che hanno preceduto l’evento narrato nel mio post “Back in Black”, ho compiuto diverse buone azioni, tra cui:
- fare visita ai bambini di un ospedale insieme ai miei compagni di squadra per un progetto che univa la mia società e l’ospedale
- aiutare una ragazza che ha avuto un’incidente con il motorino sotto casa mia
- aiutare mio zio portandolo avanti e indietro con la macchina per fare degli esami medici
Anche questa volta le buone azioni hanno portato al peggio… che sia un caso?
Inizio a pensare di no, inizio a pensare che il karma forse non è mai stato interpretato correttamente, e la verità non è “se fai cose cattive, cose cattive accadono”, ma è un qualcosa di più complesso e che varia da persona a persona.
Per alcune persone, c’è un karma positivo che ricompensa il bene, per altre c’è un karma negativo che ricompensa il male, oppure, come credo sia più probabile, per ogni persona ci sono entrambi i karma, però se si è soliti fare azioni negative, facendo qualche azione positiva non si fa altro che spostare l’equilibrio al centro, quindi perdendo le ricompense del karma negativo, e viceversa.
Dunque la soluzione sembra una sola, o un cambio radicale nella propria vita, o continuare secondo il karma più vicino… inutile dire quale sceglierò.