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Ubi peior, bonus cessat
Siamo al post numero cinquanta del blog ed oggi è la festa della donna, ma a me non frega nulla ed invece scriverò riguardo al passato fine settimana.
Non si presagiva nulla di buono, dovevo partire per la città di M2, rimanerci qualche giorno, e molto probabilmente non vederla neanche di striscio. L’occasione era però piuttosto ghiotta: si sarebbe tenuto un meeting interessante del quale conoscevo la data già da un po’ di tempo, avrei trascorso la giornata con altre persone dalla carriera affine alla mia ed avrei addirittura rivisto il Peggiore dopo quasi un anno.
Ad ogni modo, per sincerarmi anche solo di una remota possibilità di incontrarsi decido di chiamarla ugualmente il giorno prima della mia partenza, giovedì, annunciando la mia venuta.
Lei, piuttosto sorpresa, nicchia un po’ dicendo che sarà difficile, ma vedrà cosa si può fare…
Il giorno dopo, però, mi contatta in chat nel primo pomeriggio dicendomi che è davvero improbabile che ci vedremo. Allorché, scorato, le dico che il non poterci vedere mai durante i week-end per via delle nostre attività lavorative ha quasi il carattere della maledizione (come definire altrimenti il fatto che abbiano intersezione nulla ed unione equivalente all’intera settimana?).
Appena la esorto ad inventarsi qualcosa per ovviare in qualche modo alla situazione, inizia a vomitare fuori che è depressa, stanca, senza soldi, che vuole andare via… e menomale che non ha letto i miei post qui, o avrebbe deciso direttamente di farla finita!
Poi, ripensando a quanto dettomi dall’Infimo ultimamente, cioè di essere il più chiaro e diretto possibile per non avere rimpianti in un secondo momento, decido di inventarmi io qualcosa proponendomi di restare fino a lunedì mattina, quando avrei preso il treno per andare direttamente a fare mezza giornata a lavoro.
La sua risposta è stata fredda: “No, lascia stare. Davvero.“.
E mentre quel davvero mi rimbombava in testa, ho lasciato stare, per davvero, replicando con un laconico: “Come vuoi.“, seguito da un indefinito silenzio che dura ancora oggi.
Ho fatto quanto mi sentivo di fare, ho reso chiaro quanto ci tenessi, mi sono sbilanciato. Ora, ammettendo anche che magari ultimamente stia un po’ giù, tocca comunque a lei fare un’ventuale prossima mossa, se ci tiene davvero.
Beh, alla fine il mio viaggio in treno me lo sono fatto lo stesso, non privo di tristezza e delusione, ma per fortuna coronato da una simpatica serata in disco che il nostro Peggiore saprà raccontare sicuramente meglio di me.
sono del parere che una certezza negativa sia superiore ad un dubbio positivo…
A breve il mio post
Concordo ed infatti, benché deluso, mi sento decisamente sollevato.
P.S.
Attendiamo il tuo post.